Ahimsa

Come promesso, eccomi qui a tentare di scrivere di tutti gli Yama e Niyama. Senza la pretesa di essere esaustiva, senza provarci neanche forse. Ma per portare qualche riflessione, su alcuni più di altri.

Si comincia con Ahimsa, che è uno di quelli che più mi dà da pensare. Letteralmente significa non violenza, quindi che dire, pare facile no? Forse non tanto quanto sembra.

In molti la interpretano come la necessità, il dovere, di essere vegetariani o vegani. In questo modo non si fa del male agli animali. Fin qui non ci piove. Certo, bisogna poi considerare che forse, in realtà, gli esseri umani non sono fatti per consumare solo prodotti vegetali. Che alcuni, se non molti, soffrono di varie carenze quando cercano di seguire una dieta così restrittiva. Oppure che la possibilità che abbiamo di scegliere cosa mangiare e cosa non mangiare viene da una posizione estremamente privilegiata che non tutti hanno.

Per quanto mi riguarda, la scelta dovrebbe essere del singolo. Ognuno dovrebbe valutare la sua dieta sulla base dei bisogni del corpo, della disponibilità di risorse locali magari, della sua disponibilità economica. Magari non fare scelte drastiche senza aver consultato un esperto (e per esperto intendo qualcuno laureato in medicina, non il primo che capita che ha frequentato un corso di 4 ore se va bene). Soprattutto, non bisognerebbe a mio parere imporre le proprie scelte sugli altri, perché questa sarebbe violenza.

Si perché Ahimsa, la non violenza, comprende quella fisica, ma anche quella perpetuata con le parole e addirittura con i pensieri. Quindi ben venga la scelta consapevole, ben venga esporre il proprio punto di vista senza offendere nessuno, ma chiamare assassino uno che mangia una bistecca forse non è proprio in linea con la non violenza che vogliamo praticare.

C’è anche da considerare che dovremmo praticare Ahimsa non solo verso gli altri, ma verso tutti gli esseri viventi: e questo comprende sì gli animali, ma anche noi stessi. E di sicuro la strada giusta non è seguire una dieta restrittiva che ci lascia senza forze, quando questo è il caso.

Se parliamo di non violenza verso noi stessi, molti prendono in considerazione anche la nostra mania tutta umana di attaccarci al rancore, all’invidia, alle gelosie, facendoci consumare da queste emozioni e dai loro “ma, dovrei, non è giusto”. In questo caso, dovremmo attuare anche uno degli altri Yama, il non attaccamento; distaccarci da quelle emozioni, da ciò che le causa soprattutto, almeno per il tempo di vederle per quello che sono: emozioni che sono una parte di noi, e non il tutto, e forse possiamo scegliere quanto spazio permettere loro di occupare.

In un altro senso un po’ più ampio, Ahimsa potrebbe essere interpretata come altruismo, porsi al servizio degli altri. Aiutare per quanto è in nostro potere e nelle nostre possibilità insomma.

Io credo che se imparassimo tutti ad essere un po’ meno egoisti, e ad ascoltarci davvero (noi stessi e l’uno con l’altro), non sarebbe affatto difficile da mettere in pratica.

La pratica yoga dovrebbe insegnarci a sentirci tutt’uno con l’universo, che comprende tutto: la natura, gli animali, gli altri esseri umani. E sentendoci parte del tutto, verrebbe naturale aiutare il prossimo, non fare del male a nessuno, pensare al proprio impatto ambientale e modificare il nostro stile di vita quanto possibile per rendere il mondo un posto un po’ migliore.

Per qualcuno potrebbe significare smettere di mangiare prodotti animali, smettere di usare plastica, smettere di comprare cose inutili, donare quanto possibile in beneficenza o partecipare a progetti di volontariato. Senza però per questo annientarsi completamente, senza ridursi a non avere più energia, o voglia di fare qualsiasi cosa.

Le possibilità sono tante ma non significa che dobbiamo fare tutto subito, né che dobbiamo fare tutto.

Se scopro che il mio corpo senza prodotti animali non funziona adeguatamente, magari proverò, se ne ho la possibilità, a scegliere prodotti il più possibile etici e sostenibili. Se non ho soldi da donare in beneficenza magari posso donare il mio tempo, e se ho poco anche di quello posso scegliere di essere gentile con chi incontro per strada.

Non siamo tutti uguali e quindi non tutti riusciremo a fare le stesse cose, e in alcuni casi potrebbe sembrare di non fare abbastanza. Ma bisogna ricordarsi che anche un piccolissimo gesto può fare la differenza, se fatto con il cuore (e non per postarlo su instagram).

E che fare violenza su noi stessi perché “non facciamo abbastanza” è il contrario di quello che vogliamo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: