Il cammino dello yogi

Qualche settimana fa ho avuto la fortuna di partecipare a tre lezioni di filosofia con un insegnante indiano che vive a Rishikesh (uno dei vantaggi della pandemia mondiale è che anche chi non ha mai lavorato online ora ha organizzato qualcosa).

È stato un ottimo ripasso, e anche l’occasione di conoscere punti di vista leggermente diversi da quelli che avevo sentito finora. Mi aveva fatto venire voglia di approfondire alcuni argomenti anche qui sul blog. Non perché non siano già trattati abbastanza, anzi. Ma perché metterli per iscritto, in un modo comprensibile anche ad altri, è il modo migliore per me di riflettere su alcune questioni.

Volevo cominciare una serie di post su Yama e Niyama, concentrandomi su uno alla volta e riflettendo su come metterli in pratica, se possibile, nella nostra società, così diversa da quella in cui gli Yoga Sutra che li contengono sono stati concepiti.

Il primo Yama è Ahimsa, e mi sono un po’ bloccata. Tutto quello che le mie dita riuscivano a digitare suonava polemico, dato il periodo non facile in cui ci troviamo e i comportamenti che vedo intorno a me. E così non ho scritto per settimane. Ma so che se vado avanti nel silenzio sarà sempre più difficile riprendere, quindi ho deciso di scrivere questo post introduttivo, e poi prometto che a breve mi butterò sull’analisi di ogni Yama e Niyama (dal mio umilissimo punto di vista).

Yama e Nyama

Patanjali, negli Yoga Sutra, divide il cammino dello yoga in 8 rami. Le asana che tanto ci piace praticare sono solo al terzo posto, seguite dal pranayama.

Prima di queste, in realtà, dovremmo mettere in pratica ciò che si trova ai primi due rami: Yama e Niyama.

I 5 Yama sono generalmente definiti come norme di comportamento etiche e morali, e sono:

– Ahimsa: non violenza

– Satya: verità

– Asteya: non rubare

– Bramacharya: astinenza (sessuale)

– Aparigraha: non possessività.

Ahimsa e Satya, ad esempio, furono le “armi” usate da Gandhi nella sua lotta non violenta. Li approfondirò uno per uno, cercando di parlare anche delle sfumature che le definizioni prendono a seconda dell’insegnante che ne parla (almeno per quanto riguarda gli insegnanti che ho avuto finora).

I 5 Nyama, o discipline interiori, sono invece:

– Saucha: purezza

– Santosha: contentezza

– Tapas: disciplina

– Swadhyaya: studio individuale (di sé stessi e delle scritture)

– Ishvara Pranidhana: abbandono, totale fiducia in Dio/nell’Universo

È assolutamente necessario praticare tutte e 10 PRIMA di approcciarsi alla pratica fisica? Dipende. Possiamo dire che se le ignoriamo totalmente, il progresso nel cammino spirituale sarà molto più lento. Sono come le fondamenta di un palazzo: rendono la struttura stabile.

Ormai lo yoga si è diffuso così tanto come pratica fisica che la maggior parte delle persone non ha la più pallida idea di cosa siano Yama e Nyama, o anche gli Yoga Sutra. È importante che gli insegnanti li introducano nelle lezioni, a mio parere, a modo loro, senza tenere necessariamente lunghe lezioni di filosofia, ma in modo che i praticanti sappiano che dietro alle posizioni c’è molto di più.

Normalmente, se si pratica per un po’ di tempo, si diventa quasi inevitabilmente curiosi, si comincia a fare domande, cercare libri o articoli da leggere. È difficile ormai approcciarsi allo Yoga nell’ordine in cui ci è stato tramandato, e a mio parere non è neanche necessario.

Io stessa per i primi anni ho praticato solo ed esclusivamente asana e pranayama (a volte anche meditazione, senza sapere bene come e cosa fare). Qualcuno potrebbe dire che non praticavo yoga, ma solo asana, e magari avrebbe ragione. Ma quelle posizioni mi hanno poi portata a studiare e ad andare più a fondo, a cercare insegnanti che sapessero rispondere alle mie domande, a diventare poi io stessa insegnante (anche se di questi tempi, più che mai, mi sento molto, ma molto, più allieva che insegnante).

Approfondirò (spero, data la mia proverbiale costanza) ogni singolo Yama e Nyama nelle prossime settimane; come dicevo, più che per dare loro una definizione (dato che se ne trovano tantissime ovunque ormai, e sicuramente migliori di quelle che potrei dare io), per riflettere su come applicarli nella vita quotidiana, nella nostra società.

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