Satya

Passiamo al secondo degli Yamas, Satya, o verità. Quindi, essere veri, sinceri, con gli altri, ma anche con noi stessi. Anzi, prima di tutto con noi stessi. Come potremmo in fondo essere sinceri con gli altri senza esserlo con noi per primi?

Ma cosa intendiamo con verità? Generalmente verità è esattamente ciò che vedo, sento, o capisco. E già qui vediamo una prima difficoltà: il nostro cervello interpreta in automatico ciò che vediamo o ascoltiamo, come posso sapere se quello che poi comunico è la verità o qualcosa di distorto dalla mia interpretazione?

Secondo la filosofia yogica, la verità ha molte facce, ma noi non possiamo vederle se non dopo la realizzazione. E anzi, il mondo intero è falso (quel famoso velo di Maya, ne hai sentito parlare?), solo l’Universo (o Dio) è vero e reale.

Questo cosa significa? Che in fondo non importa cosa dico, dato che comunque quello che dirò sarà per forza qualcosa di non vero, dato che si basa sull’esperienza terrena, che è di per sé falsa? No, anzi. Ricordiamo che gli Yamas sono il primo passo nel percorso verso la realizzazione, e saltarne uno potrebbe rendere un po’ più difficile il cammino.

Probabilmente il modo migliore per metterlo in pratica è pensare prima di parlare. Avere controllo su ciò che dico, sulle parole che scelgo. Quante volte diciamo qualcosa quando siamo arrabbiati di cui poi ci pentiamo? Succede perché in quel momento non abbiamo il controllo delle parole che escono dalla nostra bocca, perché un’emozione ha preso il controllo di noi.

Pensare prima di parlare può significare molte cose. Evitare discorsi che porterebbero dolore inutile. Affrontare discorsi difficili e dolorosi perché farlo potrebbe fare del bene a qualcun altro. Scegliere di non parlare quando siamo sopraffatti dalle emozioni e rimandare il discorso a quando saremo più calmi (che non significa non affrontare qualcosa, solo farlo a mente lucida). Dipende. Dalla persona, dal momento, dal discorso, dalle parole.

E tutto questo vale anche per i discorsi interni, quelli che ci facciamo nella nostra testa.* Anche quelli devono essere veri. Dobbiamo ammettere la realtà di chi siamo e di ciò che viviamo, proviamo, prima di tutto a noi stessi, altrimenti è molto probabile che tutto ciò che uscirà da noi sarà in qualche modo falsato.

Che dire, verità sembrava una cosa facile di cui discutere, e invece potremmo andare avanti per ore. Oppure potremmo chiudere il tutto in una riga: se nulla di ciò che vedo è reale, che senso ha parlarne?

*(A proposito di questo, posso farti una domanda? Ho recentemente scoperto che ci sono persone che non pensano tramite un perenne monologo interiore, come me ad esempio, ma più per immagini. Tu di quale “gruppo” fai parte?)

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