Meditazione

Oggi vorrei parlare di meditazione. Premetto che non sono una gran meditatrice, cioè, dopo anni faccio tuttora molta fatica a sedermi e meditare per lunghi intervalli di tempo. Per questo motivo, mi sono chiesta per un po’ se fosse il caso di scrivere questo articolo. Mi sono decisa principalmente per un motivo: voglio esprimere il mio punto di vista e soprattutto far capire (anche solo a una persona) che non è una cosa da persone “elette” e soprattutto che non è un’attività noiosa. Vorrei che tutti ne vedessero i benefici, e forse in parte voglio rivederli anche io con occhi nuovi, dato che sto attraversando uno dei miei periodi in cui meditare sembra la cosa più faticosa del mondo, e sicuramente quella da mettere in fondo alla to-do list della giornata (e da ignorare poi, arrivata a sera… Lo so, molto poco yogico, ma noi yogi e yogini e insegnanti di yoga siamo, in fondo, persone normali proprio come te).

Approcci

Altra premessa, io mi sono avvicinata alla meditazione anni dopo il mio primo approccio alla pratica fisica dello Yoga (seguendo almeno in parte, senza saperlo, i gradini elencati da Patanjali). È stato in un momento un po’ stressante, in cui avevo bisogno di fermarmi, ma avevo anche bisogno di una scusa per farlo: non riuscivo a stare senza fare nulla, e meditare mi sembrava un’attività più produttiva. Ho cominciato come molti con pratiche guidate, su app o youtube, per poi, dopo molto tempo, fare anche il tentativo da sola. Tuttora ho alti e bassi nella mia pratica di meditazione, in alcuni periodi riesco a farlo tutti i giorni, in altri la mia meditazione si limita al rilassamento in Savasana a fine pratica, e magari qualche respiro prima di insegnare. Sono perfettamente in grado di guidare una meditazione ai miei allievi, in Savasana, ma spesso faccio fatica a restare ferma ad osservare la mia stessa mente. Ci provo lo stesso però, e accetto i momenti in cui non funziona. In fondo la meditazione è questo: stare lì ad osservarci, senza giudizio. Osservare i pensieri, la mente, o la nostra incapacità di farlo. Osservare tutte le volte in cui ci distraiamo, e provare a tornare a concentrarci. Alcuni giorni va benissimo e dieci o venti minuti volano via, altri giorni invece quegli stessi dieci minuti sembrano durare un’eternità. Non importa. L’importante è continuare a provare, e accettare qualsiasi cosa arrivi. Molto spesso, può arrivare tristezza, e allora magari versiamo qualche lacrima, o ci lasciamo andare a un pianto sconsolato; altre volte magari arriva felicità, euforia, e la meditazione è interrotta da una risata senza senso. Personalmente mi sono capitate entrambe le cose, e anche tantissime sfumature intermedie.

Quello che so per certo è che, nonostante io sia ancora una meditatrice molto goffa, da quando ho cominciato sono un po’ più calma: reagisco meno alle cose, anche se non sempre – sono umana e sì, a volte mi arrabbio e mi dispero, ma anche quando capita dura meno di un tempo. Ho un atteggiamento più positivo, non nel senso che non vedo le cose brutte o mi rifiuto di vederle, anzi. Le riconosco, e magari mi arrabbio o provo a cambiarle se posso. Ma ho la consapevolezza che è tutto passeggero, il bello e il brutto, la gioia e la tristezza, il piacere e il dolore… e che l’accezione positiva o negativa che diamo alle cose è spesso frutto della nostra mente; che a volte, dalle cose brutte nascono anche cose belle, o per meglio dire, alcune cose brutte hanno come effetto opposto la nascita di cose belle (ad esempio, la nascita di movimenti sociali o di volontariato in risposta a situazioni come guerra o ingiustizie sociali o calamità naturali).

Sapere che in fondo è tutto passeggero, rende un po’ più facile godersi a fondo i momenti e i sentimenti felici, ma senza attaccarsi troppo a quella sensazione, e anche vivere quelli tristi sapendo che sono destinati a finire, prima o poi.

La svolta

Cosa mi ha fatto innamorare della meditazione? Un tipo di meditazione, che si fa da sdraiati (tuttora la mia posizione preferita per meditare), e che può fare anche chi non ha mai meditato: lo Yoga Nidra. Parlerò di Yoga Nidra in modo più approfondito nel prossimo post, ma ti spiego brevemente di cosa si tratta: è una tecnica di origine tantrica, adattata ai giorni nostri da Swami Satyananda Saraswati, che notò che nella fase di semi-coscienza che precede il sonno la mente era molto ricettiva. Sviluppò quindi delle tecniche precise per giungere a quello stato, in modo da poter lavorare su alcuni aspetti della mente e della personalità.

Il primo Yoga Nidra l’ho praticato a un workshop con Patrick Beach, e ovviamente mi sono addormentata! Ma ne sono rimasta affascinata, e ho deciso di provarlo altre volte, e poi ancora, finché non ho cominciato a studiarlo un po’ meglio anche per essere in grado di guidarlo. La trovo una pratica davvero efficace sotto moltissimi punti di vista, e soprattutto, nei periodi in cui faccio fatica a meditare, è l’unica che riesco a fare.

(Se ti ho incuriosito, su youtube puoi trovare varie pratiche di Yoga Nidra, oppure puoi iscriverti al mio pacchetto Yin Yoga su Teachable in cui troverai uno Yoga Nidra scaricabile! Sul mio canale YouTube, invece, puoi trovare alcune brevi meditazioni per cominciare ad avvicinarti alla pratica.)

Photo by JD Mason on Unsplash

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