Ad ognuno la sua

Uttanasana e Paschimottanasana

Tra le prime posizioni in cui vediamo venire fuori ego e frustrazione, ci sono molto probabilmente i piegamenti in avanti: Uttanasana (piegamento in avanti in piedi) e Paschimottanasana (piegamento in avanti seduti).

Guardando una persona flessibile fare questa posizione, normalmente tutti si convincono che sia assolutamente necessario tenere la gambe tese, riuscire a toccarsi i piedi e magari appoggiare la fronte sulle ginocchia. Questo in genere porta molti, soprattutto principianti ma non solo, a curvare eccessivamente la schiena pur di arrivare in quella che credono essere la posizione corretta. E quando l’insegnante suggerisce di piegare le ginocchia, ecco che spesso l’ego ci impedisce di farlo (se ci riesce lui/lei, posso farlo anche io!). O magari a volte non è l’ego, ma la convinzione che la posizione serva per allungare le gambe, e che se queste non restano tese non si allungheranno mai.

In realtà, queste posizioni non servono per allungare solo le gambe, ma tutta la catena cinetica posteriore, dalla pianta dei piedi alla fronte. Inoltre, occorre una buona rotazione del bacino per raggiungere quella che molti considerano la posizione “giusta”.

Ma come dico sempre, e non solo io, la posizione giusta non è quella che vedi fare da un’altra persona, ma quella che va bene per te e per il tuo corpo.

Vediamo come trovarla.

Parleremo principalmente di Uttanasana, ma le indicazioni si applicano anche a Paschimottanasana.

Partiamo in piedi, in Tadasana. Con un inspiro portiamo le braccia al cielo, allungando tutta la schiena verso l’alto. Nell’espiro, ruotando il bacino (“perno alle anche” come diceva una mia insegnante) e mantenendo la schiena dritta e le braccia vicine alle orecchie, cominciamo a piegarci in avanti, piegando leggermente le ginocchia. Idealmente, le dita delle mani (o magari i palmi) arriveranno a terra, davanti o ai lati dei piedi, e una volta qui riusciamo a stendere le gambe. Se così non fosse, lasciamo le ginocchia piegate ed eventualmente appoggiamo le mani su un supporto (blocchetti o quello che hai a portata di mano).

Non curvare la schiena pur di arrivare a terra e tenere le gambe tese

La schiena resta sempre in estensione, vale a dire che lo spazio che ho creato allungandomi verso l’alto non deve essere sacrificato e “perso” con l’illusione di andare più a fondo in posizione. Una indicazione che do spesso per aiutare a mantenere l’allungamento è di immaginare il petto che va verso gli alluci, più che la fronte verso le ginocchia.

Piega le ginocchia per aiutare la rotazione del bacino e mantenere la schiena in estensione
e se necessario, usa dei supporti per “avvicinare” il pavimento

Esplora la posizione per alcuni respiri, piega di più o di meno le ginocchia, prova a ruotare il bacino ancora e ancora. Una volta trovata una posizione utile e sostenibile per te, restaci e respira, immaginando di creare spazio tra le vertebre a ogni inspiro, e di ruotare ancora il bacino a ogni espiro. Non importa se non ti muovi neanche di mezzo millimetro, continua ad attivare i muscoli e lasciare andare il corpo come se lo stessi facendo, e vedrai che pian piano, se il tuo corpo è predisposto ad arrivare oltre, ci arriverà.

Per quanto riguarda Paschimottanasana, valgono le cose dette sopra: ci allunghiamo verso l’alto e poi ruotiamo il bacino per portare le mani verso i piedi. Ricordiamoci qui di tenere sempre i piedi a martello (la catena posteriore parte dalla pianta dei piedi!), la schiena in allungamento, e pieghiamo le ginocchia quanto necessario (in questo caso possiamo portare un cuscino sotto le ginocchia in modo da tenerle comunque appoggiate).

Non curvare eccessivamente la schiena solo per arrivare ai piedi
e neanche per portare la fronte alle ginocchia (ricorda, petto verso gli alluci!)

Se non arriviamo ai piedi, possiamo afferrarci le caviglie o gli stinchi, o utilizzare una cinghia (o sciarpa o cintura) per “colmare lo spazio” che separa le mani dai piedi. Come prima, respiriamo nella posizione, attiviamo e lasciamo andare, e diamo al corpo il tempo che gli serve per andare più a fondo in posizione (che siano secondi, minuti, o magari settimane, mesi, anni).

Per mantenere la colonna in estensione, piega le ginocchia
oppure usa una cinghia
e nel caso, piega ANCHE le ginocchia

Per quanto mi riguarda, quando ho cominciato a praticare Yoga, toccarmi i piedi sembrava un’impresa impossibile. Ora invece sono arrivata anche oltre, e so che il mio corpo, se gli do il tempo, riuscirà a fare anche di più. E se invece, per qualche motivo, non lo farà, non importa. Continuo a godermi il viaggio, e la posizione.

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