Grigio

Dal 24 febbraio ho provato una miriade di sensazioni diverse.

All’inizio incredulità, senso di colpa, senso di impotenza. Ora prevalgono tristezza, rabbia, rassegnazione.

Tristezza per l’ennesima crisi umanitaria, per l’ennesimo popolo costretto a fuggire dalla guerra, e anche per il popolo che subisce le sanzioni per una guerra che non ha voluto, e gli arresti, se prova a dichiarare il suo dissenso.

Rabbia, tanta. Perché ci sono paesi, persone, che improvvisamente si dichiarano paladini dei rifugiati, ma che fino a ieri, e tuttora, i rifugiati li caccia con le armi perché hanno la pelle di un colore diverso, o credono in un Dio diverso dal loro.

Rabbia perché vediamo solo le guerre che vogliamo vedere.

Rabbia perché si poteva evitare tutto questo, si poteva prevedere e prevenire.

Rabbia, perché ovunque mi volti vedo gente schierata completamente da una parte o dall’altra, e pochi, pochissimi, che si rendono conto che in mezzo ci sono una miriade di diverse opzioni. Che essere contrari a qualcosa non significa necessariamente essere a favore del suo opposto. E quei pochi che, avendone l’autorità e soprattutto la conoscenza necessaria per parlarne, vengono zittiti e accusati di essere dalla parte sbagliata.

Non so quando ci hanno convinti che deve essere tutto bianco o nero. Che chi è contro al “cattivo” di turno, è per forza “buono”. Che tra il sì e il no non esistono più i se, i forse, gli oppure. Che non esiste più il grigio.

Ma purtroppo è una cosa che abbiamo interiorizzato. A un certo punto della nostra vita abbiamo imparato che non essere i migliori equivale a fallire. Che non fare tutto è praticamente fare nulla. Che possiamo essere tristi o felici e non esistono vie di mezzo.

E invece la vita sta proprio lì, nelle vie di mezzo. La vita è fatta di tante sfumature di grigio, che a volte tende al nero o al bianco, e in piccoli istanti magari diventa anche bianca o nera, ma non resta così per sempre.

E quindi arrivo alla rassegnazione. Perché se questa netta distinzione noi ce l’abbiamo così radicata dentro, non vediamo quanto è sbagliata quando viene portata nei discorsi di questi giorni. E quindi ci sembra di doverci schierare. Se siamo contro chi ha scatenato, in ultima istanza, con il primo attacco, questa ennesima guerra, allora dobbiamo per forza essere con chi la condanna, anche se questi sono coloro che avrebbero potuto evitarla.

C’è una cosa che faccio spesso fare ai miei allievi di yoga, ed è prendere le distanze da pensieri ed emozioni. Osservarli come fossero nuvole in cielo, o opere d’arte, facendo un passo indietro. Questo dovrebbe aiutarci a coglierne le sfumature, a non vederli come “positivi” o “negativi”, ma per quello che sono, e cogliere il bello che si nasconde nel brutto, e viceversa.

Ecco forse dovremmo farlo anche adesso. Un passo indietro mentre leggiamo o ascoltiamo notizie, dibattiti, approfondimenti. Cogliere le sfumature. Riscoprire il grigio, la via di mezzo, le varie opzioni.

N.B.: non sono entrata nel dettaglio volutamente. Non sono un’esperta di geopolitica né altro. Sono solo una persona che si pone tante domande e cerca di rispondersi come può.

Photo by Letizia Menziani

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