Aprire gli occhi

Da moltissimo tempo, sempre più persone parlano di quanto sia fuorviante l’immagine che dello yoga danno i social.

Sembra sempre più qualcosa per pochi, generalmente donne bianche, magre, iperflessibili, capaci di contorsioni da ginnasti.

Oltre a portare troppe persone a pensare di non essere adatte alla pratica, o a non sentirsi a proprio agio in una classe, queste immagini pongono l’accento solo sulla pratica fisica, e quando parlano di pratiche interiori, finiscono per farlo in maniera individualistica.

È giusto, giustissimo, mostrare come concentrarsi su sé stessi, come individuare le proprie paure e magari affrontarle, come osservare il proprio “spazio interno” al fine di conoscersi e rivoluzionarsi. È giusto insegnare la pazienza e la comprensione verso sé stessi.

Ma il problema, a mio parere, è che poi molti si fermano lì.

Io credo fermamente, invece, che tutto quello che facciamo e impariamo sul tappetino, mentre pratichiamo o mentre meditiamo, dovrebbe poi avere conseguenze anche fuori.

La pazienza e la comprensione, dovremmo poi praticarla anche verso l’altro.

Quel cambiamento, o quel desiderio di cambiamento, dovrebbe continuare anche fuori da noi stessi.

Imparare ad ascoltarsi è utile se poi impariamo ad ascoltare anche l’altro.

Imparare a non giudicarsi, nel corpo e nella mente, serve poi ad imparare a non dare giudizi affrettati anche fuori.

La pazienza che impariamo a mostrare verso noi stessi sul tappetino, è bene imparare a mostrarla anche verso gli altri.

Cerchiamo sempre di escludere il mondo esterno nella pratica, per concentrarci su di noi. Ma poi nel mondo noi ci viviamo, e non possiamo fregarcene. Non credo sia giusto dire che ciò che succede fuori non ci può toccare se noi siamo in pace con noi stessi. Perché le ingiustizie restano, e se lo yoga ci insegna che siamo UNO, allora quello che succede ad altri deve toccare anche me.

Non dobbiamo per forza iniziare una rivoluzione, combattere contro tutte le ingiustizie che ci sono, perché sono tante. Ma aprire gli occhi sì, possiamo farlo. Vedere quello che succede, e non solo quello che tocca noi in prima persona.

Aprire gli occhi, ecco. Quello che facciamo a fine pratica. Ma facciamolo davvero.

Foto: Letizia Menziani. Il tratto di costa su cui sorge il campo profughi palestinese di Nahr El-Bared (Nord del Libano)

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